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CINQUE TERRE - IL SENTIERO AZZURRO

VOTO PERCORSO:4.2/5 SU 6 VOTI
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VOTO RECENSIONE:4.7/5 SU 6 VOTI
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Immagine percorso
Sconsiglio l'estate a causa della calura eccessiva anche se l’acqua è li “a due passi”. Sicuramente d’autunno quando le fasce si colorano di contadini intenti nella vendPERCORSO SULLA COSTASIT-TURISTICO300 mt.300 mt.4-6 ore

Sentiero nr 2 Vi consiglio uno zaino “leggero” dove aver riposto lo stretto necessario, le pedule e una reflex per immortalare lo splendido paesaggio delle Cinque Terre.

E’ il tallone d’Achille delle terre verticali. L’assenza di una “vera” strada le ha relegate in uno splendido isolamento. L’assenza di eccessi alberghieri a fatto sì che i tipici insediamenti umani dei pescatori e dei contadini si confondono armonicamente con la natura circostante. Senza poi dimenticare che l’agriturismo, una chimera fino a pochi anni fa, è diventato parte integrante del paesaggio insieme a tutti coloro che piace esercitare turismo “verde” per vivere appieno la natura!

Le Cinque Terre possono essere raggiunte dai comuni vicini (stazione a Levanto, Bonassola Framura e Deiva Marina ) con il mezzo più rapido, il treno. Ancora meglio è scoprire la Terre “pampinose” dal mare grazie ai battelli di linea che in ogni stagione collegano le località di Monterosso, Vernazza, Manarola e Riomaggiore. Con l'auto si segue l'autostrada A12 Genova–Livorno, uscita La Spezia, segue Ss per Portovenere/Cinque Terre

Il Sentiero Azzurro nr 2 attraversa le fasce coltivate a vite, alternando tratti molto vicini all'acqua. Lungo il percorso si attraversano i 5 borghi camminando tra i vicoli tipici dell'architettura ligure.

Riomaggiore(SP) - Liguria

15 ottobre 2013

Cinque Terre: una regione dai contrasti paesaggistici per la presenza dei monti a ridosso del mare ma anche di contrasti culturali dove la coltivazione di una terra ostile ha preso il sopravvento sulla pratica della pesca. Nel mio divagare scruto l’orizzonte e sorvolo con la mente queste terre, privilegio di chi, con gli scarponi ai piedi, le ammira dall’alto. Perché queste sono terre verticali

Nelle Cinque Terre la costa si arcua e finisce in quelle terrazze che oggi, grazie ad immani fatiche, producono il vino omonimo, a Denominazione di Origine Controllata dal 1973, e lo Sciacchetrà, rarissimo vino passito il cui nome forse deriva dai vocaboli dialettali sciacca (pigia, schiaccia) e trae (tira via, in quanto il mosto non deve completare la fermentazione).
L’itinerario proposto consente all’escursionista di attraversare ripide e strette terrazze, in bilico sul mare, dove nel periodo autunnale, anno dopo anno, si consuma il rito della vendemmia.

Da Riomaggiore si sviluppa il sentiero più conosciuto e, indubbiamente, più romantico delle Cinque Terre: la Via dell’Amore.
Essendo a ridosso della scogliera, non sempre le condizioni del mare la rendono agibile; quando però è percorribile si ha una panoramica su una grande varietà di specie esotiche che ben sopportano l’ambiente arido e salmastro di questo tratto di costa, caratterizzato dalla presenza di lineari geometrie delle arenarie zonate di Riomaggiore.
Le case di Manarola, a picco sul mare, sorgono alla sinistra del canale del Groppo, rio una volta attraversato da pittoreschi ponticelli. Le case paiono volersi tuffare in mare; in realtà sono ben salde alla roccia natia da dove scrutano l’orizzonte, in cerca dei fantasmi saraceni.
Il sentiero 2, trascurando all’altezza di una cappelletta la variante che conduce alle case di Volastra, fende una fitta macchia di lecci e di euforbie arboree che non impediscono la vista sulle pieghe delle argilliti del Complesso di Canetolo, sormontate dal paese di Corniglia.
Passato lo spiaggione artificiale, nato dalla costruzione della vecchia ferrovia, la pista giunge ai piedi del paese, in bilico sul mare. La vicinanza dei vigneti e i tanti, tantissimi scalini che la separano dall’arenile, testimoniano il minor legame col mare di Corniglia rispetto alle altre “quattro” delle Cinque Terre. La struttura del borgo risponde più a quella dei paesi dell’entroterra che non a quella di Vernazza o Manarola; qui le case sono basse, nei carruggi e nelle piazzette il sole fatica a scaldare l'acciottolato dal momento che il verde delle piante glielo impedisce. Oltre il paese la via, dapprima circondata da vigneti, si inoltra nella tipica selva argentea degli oliveti, trascurando la deviazione a destra per Case Fornacchi.
Sorvolando la bellissima spiaggia di Guvano il sentiero attraversa un terreno geologicamente instabile dove la macchia mediterranea e predominante. A quota 200 l’abitato di Prevo suggerisce una sosta panoramica verso la costa orientale, preludio, da lì a poco, di quella altrettanto suggestiva verso Punta Mesco e Vernazza.
Quest’ultima appare come un vascello proteso verso il mare con, come albero maestro, la cilindrica torre di avvistamento del Castello Doria. Anche qui la tipologia costruttiva è la stessa di Riomaggiore e Manarola: il carruggio principale del borgo, nato dalla copertura del rio Vernazzola, scende verso il mare adunando i pittoreschi vicoletti collegati da ripide scalinate, logge, vecchi porticati e portali lavorati. Il cuore del paese è la piazza dove si affaccia, con una bellissima torre campanaria, la chiesa in stile gotico-ligure di Santa Margherita di Antioca. Via Ettore Vernazza guida l’escursionista fuori dal paese; una ripida mulattiera attraversa dapprima oliveti e vigneti e, quando l’incuria dell’uomo inizia a farsi sentire, varca la tipica macchia mediterranea.
Ma è una breve parentesi che si chiude nelle vicinanze di Monterosso, dove il sentiero inizia a scendere rapidamente, stretto tra fasce ben curate, verso il bunker di punta Corona. L’ubicazione originaria del nucleo di Monterosso, ai piedi del monte San Cristoforo, era defilata alla vista del mare a causa della costante minaccia dei saraceni; quando però l’abitato rientrò negli interessi della Repubblica di Genova venne adeguatamente fortificato e, divenne insieme a Vernazza, un sicuro rifugio per le galee della Superba, costantemente in lotta contro l’antagonista Repubblica Marinara di Pisa.
Ancora oggi esiste una paradossale testimonianza dell’antico sistema difensivo: il campanile merlato della Chiesa di San Giovanni Battista. La torre di guardia, ormai esule dalla sua antica funzione, è stata incorporata all’interno della parrocchiale del 1300; splendido è il rosone in marmo bianco che si apre nella bella facciata gotica, a righe bianche e nere. La quattrocentesca torre genovese, consumata dalla salsedine e dall’ irruenza del mare, è un’altro bel esempio di struttura militare genovese. Ma per finire, quello che più di ogni altra cosa affascina il turista è il sole che, attraverso la biancheria sospesa tra i muri delle alte case, inonda di colori cangianti i carruggi, il cuore e l’anima di ogni paese rivierasco che si rispetti. Il percorso dura mediamente dalle 5 alle 6 ore.

stefano(15 ottobre 2013 19:10):

Bellissime foto, complimenti! Non avevo intenzione di tornare alle 5 terre, a motivo dell'eccessiva pressione turistica, ma il tuo report mi ha fatto tornare la voglia di andarci. Magari fuori stagione, con poca gente ed una bella mareggiata da ammirare....
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